

Parte prima.

1650-1750:
l'et dell'assolutismo.


Uno.

I modelli politici.
nell'Europa del Seicento.


1. La poligenesi dello stato assoluto.

Da: F. Hartung-R. Mousnier, Quelques problmes concernant la
monarchie absolue, in decimo Congresso Internazionale di Scienze
Storiche, Roma, 1955 (Relazioni, quarto, Sansoni, Firenze, 1955).

L'interpretazione classica dell'assolutismo, rifacendosi agli
scritti di Marx e di Engels che pongono i fatti economici alla
base delle trasformazioni politiche, collega la nascita dello
stato assoluto alla lotta di classe tra nobilt e borghesia. Si
tratta di un'interpretazione che coglie un processo storico reale,
ma che, da sola, non basta a chiarire tutti gli aspetti tipici del
fenomeno, la cui genesi fu il risultato di vari fattori. Nel
seguente passo, tratto da uno scritto di due storici - il tedesco
Fritz Hartung e il francese Roland Mousnier -, ne vengono
evidenziati alcuni: la guerra contro lo straniero, la conseguente
necessit di mantenere un esercito permanente e di introdurre un
prelievo sistematico di tasse, la diffusione del sentimento
nazionale, talvolta strettamente unito a quello religioso.


Alcuni pensano che il fattore preponderante dell'esistenza e
dell'evoluzione della monarchia assoluta sia stato la lotta di
classe tra la borghesia e la nobilt. Contro i feudali, i re si
sarebbero appoggiati alla classe in ascesa dei borghesi, dapprima
maestri delle corporazioni, poi mercanti-negozianti. Il re avrebbe
aiutato questa classe ad elevarsi. Quando si sarebbe realizzato un
certo equilibrio di forze tra la borghesia e la nobilt, allora
sarebbe sorta la monarchia assoluta, il re essendo arbitro tra le
classi. Poi, quando la borghesia, continuando ad accrescersi in
numero e in ricchezza, l'ebbe vinta sulla nobilt e divenne la
classe preponderante, essa avrebbe allora imposto al re una
divisione del potere, e avrebbe avuto luogo il passaggio alla
monarchia temperata, parlamentare e borghese.
Certamente, non bisogna mai trascurare la lotta delle classi e vi
 molto di vero in questo schema. Ma esso sarebbe, tutt'al pi,
valido per le monarchie dell'Europa occidentale. Nell'Europa
all'est dell'Elba, se si trova pure una lotta di classi, questa 
del tutto diversa. Nel Brandeburgo-Prussia, gli Hohenzollern sono
riusciti a far trionfare l'assolutismo soltanto sacrificando le
citt alla nobilt terriera e identificando gli interessi di
questa classe con quelli dello Stato incarnato nel re. In Russia,
fu da un lato con l'opporre agli aristocratici una classe di
servitori o pomitchik, dall'altro con l'opporre la classe
nobile alla classe contadina, che Ivan terzo, Basilio terzo, Ivan
quarto il Terribile divennero dei sovrani assoluti. La lotta delle
classi  del resto soltanto uno dei mezzi impiegati dai principi.
Considerarla esclusivamente, sarebbe trascurare altri fattori, dei
quali nulla ci dice che siano stati meno importanti.
E' dunque un complesso di fattori, sempre mobile, sempre mutevole,
sempre in cammino verso un equilibrio che sfugge sempre, che
bisognerebbe esaminare. [...].
La guerra contro lo straniero  stata un fattore essenziale dello
sviluppo della monarchia assoluta. Con il suo prolungarsi essa ha
permesso ai sovrani di mantenere un esercito permanente e di
riscuotere alcune imposte senza pi occuparsi del consenso dei
loro sudditi. Cos, in Francia, fu nel corso della guerra dei
Cent'anni che Carlo settimo fece il passo decisivo, quando i
Francesi furono stanchi di inviare agli Stati [gli Stati Generali,
assemblea formata dai rappresentanti della nobilt, del clero e
del terzo stato] dei deputati che, data l'imperiosa necessit, non
potevano fare altro se non dare automaticamente il loro assenso
all'imposta. Fu nel corso della guerra dei Trent'anni, dopo il
1631, che l'Elettore Giorgio Guglielmo [della casata degli
Hohenzollern, margravi del Brandeburgo, cui spettava, insieme ad
altri principi, l'elezione dell'imperatore] cominci a riscuotere
l'imposta con atti esecutivi militari, sull'esempio degli Svedesi,
anzich domandarla agli Stati. La guerra tra la Polonia e la
Svezia, alla quale partecip attivamente dal 1655, fu per il
Grande Elettore Federico Guglielmo l'occasione per rendere
definitivo il costume di riscuotere delle imposte praticamente di
sua propria autorit e per creare una burocrazia militare che
impose l'assolutismo. Il pericolo esterno sotto ogni forma, la
cura dell'indipendenza del principe e del paese - il che era
praticamente la stessa cosa - non ha del resto avuto sempre un
grande posto nelle origini e nello sviluppo delle monarchie
assolute? Non  per difendere l'indipendenza del principe nei
confronti del papa e dell'imperatore che i legisti di ogni
principato hanno ripreso dal diritto romano e trasferito al
principe, fin dal secolo diciottesimo, l'idea della sovranit? Non
 la cura dell'indipendenza della nazione che ha contribuito a far
sostenere la sovranit del re da parte dei teorici fino al secolo
diciottesimo?.
Lo sviluppo del sentimento nazionale, qualunque sia la sua
origine, fu pure un aiuto potente per il principe che incarnava la
nazione. Questo aiuto fu tanto pi grande quanto pi, in alcuni
paesi, esso procedette di conserva con il sentimento di una
missione che la nazione aveva da assolvere e il cui compimento il
principe doveva dirigere. In Francia, gli umanisti [...]
proclamano il primato francese. Indicano la Francia come nazione
egemone, missionaria di idee, che fa delle conquiste per recare ai
popoli la libert e la civilt. E questa patria fa tutt'uno con il
suo re, il cui cuore riceve il movimento da Dio che lo guida. In
Russia, gli zar, dopo Ivan terzo, incarnano la resistenza
cristiana e nazionale all'infedele, agente del diavolo. La Russia,
la sola attaccata alla vera fede,  un paese sacro, la Santa
Russia. Il popolo russo, novello Israele,  eletto da Dio per
avere il primato su tutti i popoli cristiani e farvi trionfare il
regno del Cristo. Il sovrano di Mosca, capo della crociata, erede
dell'essenza divina degli imperatori bizantini, unto di Dio,
risponde dei suoi atti solo davanti a Dio. Opporsi alla sua
volont  un peccato; tutti gli devono obbedienza. [...].
Il Cattolicesimo rinnovato del Concilio di Trento, [...] persuaso
della illimitata potenza della volont umana fortificata dalla
grazia, e che insist sulla sovranit di Dio, fu pure un
ausiliario del principe, immagine di Dio e superuomo. Al contrario
il Protestantesimo, che crede la natura dell'uomo
irrimediabilmente viziata, la sua volont un trastullo della
concupiscenza, la sua ragione una derisione; che vede nella Bibbia
innumerevoli sovrani cadere nel peccato, nell'accecamento e
nell'errore, e Dio chiamare dei pastori per rimetterli in sesto e
guidare Israele - il Protestantesimo suscit, in generale, serie
opposizioni alla monarchia assoluta, come  evidente presso i
puritani di Inghilterra e i calvinisti dei Paesi Bassi. Lo stesso
avvenne per il Giansenismo, che, avendo la stessa psicologia,
demol l'eroe, il superuomo, il semidio, al quale non  pi
possibile credere. Tuttavia, il Luteranesimo favor spesso
l'assolutismo, poich Lutero aveva ripreso l'idea di sant'Agostino
che, l'uomo essendo irrimediabilmente macchiato e questo basso
mondo irrimediabilmente corrotto, bisognava lasciare la cura di
governare la societ al principe che solo con un pugno di ferro
potrebbe contenere i cattivi. [...] Il Protestantesimo divenne
pure un elemento ostile alla monarchia assoluta nella misura in
cui favor lo slancio del capitalismo, fece considerare la
soddisfazione degli interessi individuali dei mercanti e dei
proprietari come una risposta a un appello di Dio, allorch la
monarchia assoluta tendeva a far passare l'interesse della
comunit innanzi agli interessi individuali.
